TENersi stretti i sogni!

Cosa sono dieci anni? Le risposte potrebbero essere tante, ma per me oggi “dieci anni” è il tempo trascorso da quando ebbi l’idea di avere un blog tutto mio. Ho sempre avuto la passione di annotare, raccogliere pensieri, fare ricerche di storia e ho sempre posseduto un diario, ma il sette novembre 2008, con la pubblicazione della preghiera “Dammi il supremo coraggio dell’Amore”,  volli fare un salto di qualità e diedi inizio a questa avventura, sì perché proprio di avventura si tratta, visto che non ero per niente capace di capire come farlo funzionare. L’ho scoperto piano piano con l’aiuto dei miei figli che ancora oggi mi sostengono e ridono di me quando vedono che, nonostante sia passato tanto tempo, trovo ancora qualche difficoltà. “Dammi il coraggio di parlare” … Non ho le qualità di un oratore e non ho nemmeno la presunzione di essere una scrittrice. Mi sento invece semplicemente una persona che vuole trasmettere agli altri cosa si prova quando si ama la propria città, la propria parrocchia e soprattutto la propria famiglia. Ho sfogliato le pagine di questo mio diario, ho rivisto alcune foto che ho pubblicato … Tante cose sono cambiate e pure io sono cambiata, quel che è rimasto inalterato è racchiuso nel nome del blog: I have a dream. Alla mia età riesco ancora a sognare, ma tengo a precisare che non vivo solo di sogni. Vi faccio una confidenza: tanti sogni si sono realizzati!

IHAVE

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NOCERA SUPERIORE E IL “SUO” PAPA

E’ opinione diffusa che il declino di Nuceria sia iniziato con l’arrivo dei barbari nel territorio dell’impero romano, ma a me piace pensare ad un colpo di coda avvenuto in quei tre o quattro anni in cui fu vescovo della Diocesi nocerina papa Lorenzo. Di questo vescovo parla Mons. Lunadoro nella sua famosa lettera sull’antichità di Nocera, ma ne parla anche il carmelitano fra Elia Maruggi in una lettera diretta a Mons. Ippolito Francone: “Nell’impero di Augustolo del 476 vennero i Goti in Italia; furono distrutte molte città ma non molto patì Nocera per essere fortissima e inespugnabile ed era in quei tempi in tanta stima, essendo nato uno scisma nella Chiesa di Dio per l’elezione di due pontefici nel medesimo tempo, qual furono Simmaco e Lorenzo ed essendosi celebrato un Concilio romano. Proprio in questo concilio si decise che il papa dovesse essere Simmaco, il quale per far cosa grata al suo competitore, nominò Lorenzo vescovo di Nocera, chiesa allora ricchissima di rendita, entrate, fortissima e molto potente, il che fu nell’anno del Signore 498”. Ora mi chiedo: se la Diocesi era ricchissima, fortissima e potente, la città poteva essere ormai inesistente o ridotta ad un cumulo di macerie? Certo che no! … e poi …  qui nomi che tanto ricordano la Città eterna!  Lorenzo volle per Nocera una chiesa come quella di Roma e fece costruire il complesso monumentale al quale fu dato il nome di Santa Maria Maggiore e probabilmente scelse il nome San Clemente per il villaggio vicino per ricordare il quarto vescovo di Roma dopo Pietro, Lino e Anacleto, quel vescovo che , a causa delle persecuzioni, come lui, aveva lasciato il trono papale permettendo l’elezione del suo successore Evaristo. Dietro ogni nome, ogni pietra, ogni luogo c’è una storia. Le mie sono ipotesi verosimili e chissà se un giorno sarà possibile trovare documenti che le confermino! Intanto faccio mio una citazione dello scrittore argentino Jorge Luis Borges: I sogni costituiscono il più antico e certo non il meno complesso genere letterario.

papa clemente

Una vita, tanto amore

Il 16 settembre 1948 Attanasio Michela divenne suor Modestina. Oggi zia suora avrebbe festeggiato i 70 anni della sua professione religiosa. Aveva lasciato la “sua” Pucciano all’età di diciotto anni ma già precedentemente aveva sentito forte una profonda vocazione che la portava a donarsi al Signore e agli altri. Scelse l’istituto delle suore Serve di Maria Addolorata in Portaromana perché attratta  dalla figura della madre fondatrice dell’ordine, suor Maria Consiglia Addatis, che sentì sempre al suo fianco, soprattutto nei momenti in cui dovette fare i conti con la sofferenza. Come lei fu innamorata della Madonna, ebbe sempre una grande fiducia nella Provvidenza e si sentì madre delle orfanelle che le venivano affidate. Zia suora ha donato  tanto amore nella sua vita e continua ad essere per me un punto di riferimento molto importante.Senza titolo-17

Io e il mare

Sembra ferma l’acqua chiara, ma si muove piano piano. Incomincia a fremere, ha voglia di correre. Vibrazioni dell’anima che incomincio a conoscere. Emozioni semplici che comunque abituano la nostra età ad andare sempre dove il cuore vuole … come il mare, come il mare (Umberto Bindi ). E’ appena finita una settimana di vacanza in cui per almeno un paio d’ore sono stata insieme al mare nelle primissime ore del mattino. Mi sono posta tante domande ed ho trovato tante risposte di fronte a quell’orizzonte che divide il cielo dalla terra e tutto ciò che a prima vista mi sembrava difficile è diventato inspiegabilmente semplice.

I had a dream

papà

L’ho sognato più o meno così questa notte. Sembra un fatto normale, ma per me non lo è stato perché per la prima volta un sogno mi è sembrato così tanto reale che ancora provo una grande emozione al solo pensarci. Provo a raccontarlo: Sono in ufficio e sento bussare; non faccio neanche in tempo a dire “avanti” che lui compare sulla porta e mi chiama per nome. Gli corro incontro e lo abbraccio. Sento il suo corpo, non è un fantasma, sento le sue mani che mi accarezzano, sento le lacrime di gioia che scorrono sul mio viso.  Probabilmente a questo punto mi sono accorta che stavo sognando e ho incominciato a supplicarlo di non andare via.  “Non andare via, non andare via!” gli ho detto e lui mi ha accompagnato alla scrivania, si è seduto accanto a me ed ha appoggiato la sua testa sulle mie spalle. Che sensazione bellissima! Ora sono sempre più convinta che lui continua ad essere sempre al mio fianco e spero di sognarlo ancora tante altre volte e di sognare anche la mamma.

Ultrasessantenne!

Sono nata nel pieno del boom economico. Ho sognato, ho lottato, ho cantato canzoni che non tramonteranno mai. Ho visto l’uomo sulla luna. Ho visto nascere le radio libere e proprio una radio libera ha cambiato la mia vita. Ho potuto aspirare ad un posto fisso. Da oggi posso dire di essere ultrasessantenne.

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Fratello Sole, sorella Luna

La vita frenetica quotidiana difficilmente consente di fermarsi un solo attimo: tante cose da organizzare, da realizzare … poi arrivano le vacanze, le sospirate vacanze e il più delle volte si finisce col fare ancora di più rispetto agli altri giorni. Fortunatamente non è il mio caso: le mie due settimane di ferie sono state un vero e proprio relax a casa mia, tranne gli ultimi due giorni in cui, con oltre 25.000 passi,  ho visitato tre tra i più bei borghi d’Italia: Gubbio, Assisi e Spello. Da sempre l’Umbria mi affascina, soprattutto Assisi. Generalmente quando visito una città sono restia ad andarci ancora; non succede la stessa  con il luogo in cui nacque San Francesco, perché desidero sempre tornarci e ogni volta lì riesco a trovare quella pace interiore a cui aspiro e non sempre riesco ad avere. Assisi, la città del silenzio nel quale diventa semplicissimo contemplare e lodare Dio, la città in cui si può tentare di vedere il tutto con gli occhi di Francesco. E ad Assisi ho avuto la possibilità di contemplare Frate sole: l’ho visto sorgere alle spalle della città, quando ha dato al cielo tonalità di colori che trovo difficile descrivere, quello stesso cielo in cui l’ho visto tramontare dopo che per un paio d’ore è stato coperto da nuvole, un lasso di tempo in cui nuove pennellate sono comparse nell’arco celeste. E contemplando questi spettacoli, come si può non lodare il Creatore?  Al ritorno, in serata,  stupore, lode ringraziamento sono scaturiti spontanei alla vista di un altro spettacolo unico: la più lunga eclissi lunare del secolo che ho ammirato e seguito passo passo stando seduta sul balcone di casa dal quale in estate, quasi quotidianamente,  osservo la volta celeste. E mentre osservavo contemplando e ripensando al piccolo tour, ho ricordato un’altra eclissi avvenuta alle 20,59 del  4 maggio del 1985 mentre ero in luna di miele e da poco avevo visitato Assisi. Coincidenza?

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Ahh, quel cortile!

Nella giornata di ieri ho pensato spesso al cortile della mia infanzia. Vi chiederete il perché … Ebbene, proprio ieri è deceduta zia Giannina che vi era nata, aveva vissuto la sua infanzia e la sua giovinezza e vi era vissuta anche per una decina di anni  dopo il matrimonio. Come non ricordare le mappe per trovare il tesoro del convento che facevo con i miei cugini e i rosari cantati in occasione della novena di Materdomini … e tutte quelle attività come le bottiglie di pomodoro, la cardatura della lana e i fagiolini da spuntare … ne è passato di tempo! Ma quando ti trovi di fronte alla bara di una persona alla quale hai voluto bene,  i ricordi tornano  alla mente spontaneamente e provocano grandi emozioni. Effettivamente tornare in quel cortile per me, ogni volta, è un po’ come fare un viaggio indietro nel tempo quando era abitato da tante famiglie, era animato da tanti bambini  ed era molto diverso da quello che è oggi, poco più di un condominio amorfo e, a tratti, apparentemente senza vita. In un periodo relativamente recente, quel cortile era diventato un vero e proprio laboratorio di creatività: si dipingeva , si scolpiva il legno, si ristrutturavano mobili, si cantava, si suonava, si progettavano attività. E non è un caso se il figlio di un figlio di quel cortile abbia potuto esprimere la sua creatività  in un campus con il quale Mediaset ha scelto sei nuovi componenti per lo staff delle Iene, Domenico. Domenico come Valentina, come Maria Pia, come Luisa, figli di quei “creativi” che hanno reso quel cortile unico nel suo genere. Ciccio, Giginella, Maria Rosaria, Adele,Veneranda, Tonino, Peppino, Mafalda, Gerardo , ormai vivete in altre zone, ma per me continuate ad abitare a Pucciano e nel mio cuore.

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L’arte di trasmettere amando

Se oggi possiamo affermare che Nocera Superiore ha avuto un passato glorioso dobbiamo dire il nostro grazie a personaggi come Gennaro Orlando, Gennaro D’Alessio, Matteo e Alfonso Fresa,  che durante la loro vita rovistarono archivi e biblioteche per rintracciare figure e vicende della nostra terra e illuminarono con i loro scritti tante immagini che il tempo aveva sbiadito.  Nocera deve molto a Gennaro Orlando, autore de “La storia di Nocera de’ Pagani”,  in tre volumi, infatti  prima di lui, a parte il vescovo Simone Lunadoro che aveva scritto una relazione “intorno all’origine della Città di Nocera e suo Vescovado, nessuno era riuscito a mettere insieme tante notizie su questa città. Pur essendo nato a Gragnano nel 1846, visse sempre a Nocera;  ebbe idee liberali e fin da giovane fu animato da un forte amor di patria. Originario di Nocera Superiore era invece Gennaro D’Alessio, autore di varie pubblicazioni tra cui “Il Comune di Nocera Superiore” e “Il tempio battesimale di Santa Maria Maggiore in Nocera Superiore”,  scritti nei quali traspare tutto l’amore che provava per la sua terra natale.  Nel 1914 diventò sindaco e per lunghi anni assolse il suo incarico con sicura competenza. Ebbe animo aperto alle voce degli umili e fu sempre pronto ad alleviare le loro tristezze.  Di un borgo di Nocera Superiore, Pucciano, era originario l’astronomo Alfonso Fresa,  che diventò archeologo grazie al fratello Matteo che aveva la “malattia” delle  pietre antiche.  Insieme a lui pubblicò molti libri tra cui il volume “Nuceria Alfaterna in Campania” e propiziò la ripresa degli scavi in territorio nocerino, avviati nel 1979 dal Soprintendente Werner Johannowsy. Forse oggi c’è ancora tanto da scoprire di questa città, ma soprattutto c’è da imparare ad amarla.

bordo+curio

Gennaro Orlando

Quattro “colonne” per un Anfiteatro

Dall’articolo di Amedeo Maiuri pubblicato su quattro colonne dal “Corriere della sera” il 7 giugno 1958

“Nei miei vagabondaggi ho avuto il grave torto di aver trascurato Nocera, la Nocera dei Pagani d’oggi, la Nuceria Alfaterna degli antichi, che fu un tempo la capitale di quella federazione della Campania meridionale di cui facevano parte, come città minori, Pompei, Stabia, Ercolano e Sorrento. Cosicchè quando due autentici nocerini del borgo di Pucciano, il pievano don Matteo Fresa, malato della malattia delle vecchie pietre, e il fratello astronomo all’Osservatorio di Capodimonte, mi comunicarono, con tutto il riserbo che la notizia comportava, d’avere scoperto l’anfiteatro antico, corsi defilato a Nocera Superiore, sperando di trovare finalmente il filo conduttore per districare l’ingarbugliata matassa dell’oscura topografia d’una delle più storiche e ignorate città della Campania. (…) Vado, dunque, con i miei generosi amici di Pucciano, alla scoperta dell’anfiteatro di Nocera. La spedizione si arresta nel borgo di “Grotte” dinanzi alla porta di un cellaio nero come la bocca dell’Inferno. Don Matteo è il più infervorato di tutti, mentre il fratello, avvezzo a misurare negli spazi siderali l’orbita delle comete con la fotometria fotoelettrica, indugia pazientemente nella ricognizione del materiale della spedizione: torce luminose e, per maggiore cautela, un mazzo di candelotti e un perticone munito d’una lampada, da potersi cacciare nei meati oscuri del sottosuolo, dove non si arriva che a forza di schiena e di gambe. Siamo scivolati più che scesi per non so quanti gradini mucidi di fango fino al fondo della galleria, dove siamo rimasti impegolati nella viscida belletta colata con l’ultima alluvione di Monte Albino. Per fortuna la loquela del pievano, che tutto aveva misurato prima dell’alluvione, e l’asta luminosa brandita contro le tenebre, ci chiarirono il mistero di quel sotterraneo: era proprio l’ambulacro ellittico di un anfiteatro con la volta intatta e la parete di tanto in tanto interrotta dalle bocche dei vomitatori. Risaliamo dal fondo e, con altre due tese di scale, siamo sul terrazzo della casa da cui, come dai gradini di una summa cavea, ci si dispiega il bacino dell’arena disegnato dalla curva delle case disposte intorno all’anello dell’ellisse.” (Foto di Antonio Cangiano)

anfiteatro nuceria

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