Veglia di Pentecoste

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Non c’era luogo più adatto del Battistero per la Veglia di Pentecoste. “E’ qui che è nata la fede del nostro popolo ed è così ricco di arte, di storia e di bellezza”,  ha affermato il Vescovo all’inizio della sua omelia ed ha espresso l’idea che questo appuntamento potesse diventare fisso per invocare lo Spirito nel cinquantesimo giorno dopo la Pasqua. Commentando il passo degli Atti degli Apostoli in cui è descritto il periodo in cui San Paolo stette a Roma prima di essere processato, quando gli fu concesso di vivere per conto suo con un soldato di guardia in una casa presa in affitto, ci ha detto che anche noi siamo in “affitto” su questa terra e siamo tutti pellegrini in cammino verso il Regno. Come San Paolo aspettava di essere processato, anche noi ci presenteremo davanti a Dio ed è bello sapere che in quel momento troveremo un grande “avvocato” che ci difenderà, il Paraclito. Ci ha invitati a guardare il cielo, mentre calchiamo questa terra e ci ha posto questo interrogativo: crediamo che Cristo ritornerà a giudicare i vivi e i morti? Indubbiamente oggi la nostra fede si è appannata, il mondo ha perso l’orizzonte di Dio e c’è confusione in ogni ambito. E’ stato bello invocare lo Spirito in maniera comunitaria e alla fine il Vescovo ci ha invitati a cbiedere , oltre ai sette doni, anche il dono della gioia, la gioia di annunciare il Vangelo, di accoglierlo, la gioia segnata anche dalla Croce, la gioia che sboccia dall’Alleluia della Pasqua.

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Un mese dedicato a Maria

Nel catechismo della Chiesa cattolica leggiamo che l’iconografia cristiana trascrive, attraverso l’immagine, il messaggio che la Sacra Scrittura trasmette attraverso la Parola. Quindi un’icona va ammirata, meditata e contemplata e quella contemplazione ha un valore salvifico. In questo mese di maggio abbiamo scoperto l’importanza di un’icona attraverso due figure: la “nostra” Materdomini,  prodigiosamente rinvenuta nel 1041, e la Vergine del Silenzio, di cui si sta parlando parecchio negli ultimi tempi perché piace tanto a Papa Francesco. Durante le lodi mattutine don Andrea ci ha spiegato il simbolismo dei colori nel quadro della Madonna di Materdomini, come per esempio il marrone del mantello che ricopre la tunica di colore blu, segni dell’umiltà di Colei che ha detto “si” e del suo elevarsi verso il Soprannaturale. Ogni particolare dell’icona è una catechesi: la mano di Gesù che benedice, la mano destra della Vergine  che ci invita a guardare a Lui e poi i suoi occhi grandi  e lo sguardo quasi malinconico che incrocia quello del Figlio. La Vergine del silenzio è un’icona relativamente recente che fu commissionata dal padre cappuccino fra Emiliano Antenucci ad una suora iconografa del monastero dell’isola di San Giulio, alla quale fornì come modello un antichissimo affresco di Sant’Anna trovato a Faras nell’Alto Egitto e conservato a Varsavia nel museo nazionale. A differenza della Madonna di Materdomini non ha il Bambino tra le braccia e porta il dito alle labbra invitando a custodire la Parola. Ogni giorno, alla fine del Rosario della sera, abbiamo recitato l’atto di consacrazione:

O Maria, Vergine e Madre del silenzio,
consacro a te tutta la mia vita.
Degnati ti imprimere nel mio cuore il volto del tuo Figlio Gesù,
morto e risorto per me.
All’annuncio gioioso dell’angelo tu hai detto “Fiat”,
alle nozze di Cana mi ha insegnato a fare tutto quel che dice il Signore;
sotto la croce mi hai dato l’esempio di unione a Gesù obbediente al Padre.
Vergine del silenzio, canale di grazia, donami ogni giorno
la forza di una sincera conversione e di una vocazione stabile.
Maria, rugiada della Bellezza divina, rendimi un capolavoro di santità,
realizzato al caro prezzo del sangue di Cristo.
O Maria, cattedrale del Silenzio, fà risuonare in me questa preghiera:
” Non aver paura, perché tu sei mio figlio e sei amato dal Padre Celeste”.
Santa Maria, àncora di salvezza, ponte tra cielo e terra,
guidami insieme agli angeli e ai santi a costruire il Regno di Dio sulla terra,
affinché possa vivere alla costante presenza della S.S Trinità
e desiderare per gli altri e per me la pace e la gioia senza fine
della Gerusalemme Celeste.
Amen

madonna

Ricordando “l’infinito”

sempre caro

In questo giorno, in cui si ricordano i duecento anni di una delle più belle poesie della nostra letteratura,  non ho potuto fare a meno di ricordare la gita a Recanati di quattro anni fa e quella foto sul colle che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

20 anni fa: l’ordinazione sacerdotale di Don Antonio

Dalla florida terra di San Marzano, approdò a Nocera Superiore pochi mesi dopo essere stato ordinato sacerdote e per questo don Antonio Adinolfi può essere considerato un nocerino di adozione a tutti gli effetti. Venti anni sono un bel traguardo … durante la celebrazione ha ricordato questo percorso ed io mi sono lasciata coinvolgere, anche perché i primi anni li ha vissuti proprio a Pucciano, prima affiancando don Agostino e poi amministrando la parrocchia dopo la sua morte. Le campane, i campi scuola, l’oratorio, i ministranti, i facchini … sono solo alcune delle innovazioni che apportò con il suo entusiasmo … per non parlare della croce di San Damiano e dell’arrivo della Madonnina di Fatima che fece arrivare nella nostra chiesa fedeli da tutta Nocera Superiore e non solo. In questo giorno ha ricordato due persone importanti della sua vita: la nonna con lo sguardo rivolto a Gesù e il “suo” parroco (Don Giovanni) che è stato, è e sarà sempre un punto di riferimento per lui. Gli auguro di non perdere mai l’entusiasmo che lo contraddistingue e prego la Madonna affinché gli dia la forza necessaria per continuare il suo ministero.

don Antonio

Viaggio nella storia nocerina

Curiosando curiosando, mi trovo tra le mani l’estratto di una “Rassegna storica salernitana”  datata 1-2 dicembre  1984 e,  appena incomincio a sfogliarla,  mi accorgo che è interamente dedicata ai fratelli Alfonso e Matteo Fresa, ai quali Nocera Superiore ha reso omaggio l’11 aprile c.a. in occasione della consegna alla Biblioteca comunale dei libri dell’astronomo da parte del dott. Leonardo Cicalese, che li aveva in custodia.

Mi soffermo in particolare  sullo  stralcio di un articolo scritto da Amedeo Maiuri, uno dei maggiori archeologi italiani del secolo scorso,  in cui viene raccontato in che modo si svolse la spedizione nel borgo di Grotte, quando,  insieme ai suoi “generosi amici di Pucciano”,  scoprì ‘anfiteatro, la cui esistenza era stata da essi intuita.

Vado, dunque, con i miei generosi amici di Pucciano, alla scoperta dell’anfiteatro di Nocera. La spedizione si arresta nel borgo di “Grotte” dinanzi alla porta di un cellaio nero come la bocca dell’inferno. Don Matteo è il più infervorato di tutti, mentre il fratello avvezzo a misurare negli spazi siderali l’orbita delle comete col la fotometria fotoelettrica, indugia pazientemente nella ricognizione del materiale della spedizione: torce luminose e, per maggior cautela, un mazzo di candelotti e un perticone munito d’una lampada, da potersi cacciare nei meati oscuri del sottosuolo, dove non si arriva che a forza di schiena e di gambe. Siamo scivolati più che scesi per non so quanti gradini mucidi di fango fino al fondo della galleria, dove siamo rimasti impegolati nella viscida belletta colata con l’ultima alluvione di Monte Albino. Per fortuna la loquela del pievano, che tutto aveva misurato e annotato prima dell’alluvione, e l’asta luminosa brandita contro le tenebre, ci chiarirono il mistero di quel sotterraneo: era proprio l’ambulacro ellittico di un anfiteatro con la volta intatta e la parete di tanto in tanto interrotta dalla bocche dei vomitatori. Risaliamo dal fondo e, con altre due tese di scale, siamo sul terrazzo della casa, da cui, come dai gradini di una summa cavea, ci si dispiega al bacino dell’arena disegnato dalla curva delle case disposte intorno all’anello dell’ellisse …

Era il 7 giugno 1958 quando, dopo questa spedizione, Amedeo Maiuri pubblicò su quattro colonne del “Corriere della Sera” un articolo intitolato “Un prete e suo fratello astronomo scoprono l’anfiteatro di Nocera”. Attualmente il risultato del loro lavoro è ancora sepolto, ma, come sostiene Arcangelo R. Amarotta, ciò non è un male per la sua conservazione. Prima o poi dovranno pure affermarsi tempi più attenti ai valori della cultura. L’anfiteatro di Nuceria si donerà a gente che lo avrà meritato più di noi.curio

Ri-Confermazione

Oggi per la quinta volta sono stata madrina di Cresima, ma è stata la prima volta in cui, già madrina di battesimo, perché scelta da mio fratello e sua moglie per la loro primogenita, sono stata riconfermata da mia nipote. In questi venti anni ho cercato di essere per Lina una presenza costante e, per quanto possibile, ho cercato di accompagnarla nella crescita umana e spirituale. La celebrazione mi ha dato modo di ripensare anche al giorno della mia Cresima. Questa sera hanno ricevuto il sacramento tanti giovanotti e signorine … io, in quel primo settembre del 1963, ero una bambina di appena sei anni. Erano altri tempi, quando tanti concetti si apprendevano mnemonicamente senza neanche conoscerne il significato. Quelle domande e le relative risposte le conoscevo bene e alcune le ricordo ancora; tante le ho interiorizzate. Fra tutte, relativa al sacramento della Cresima,  mi piaceva la definizione di “Soldato di Cristo”. Ho provato ad immaginare cosa potesse aver pensato  una bambina (esile a quel tempo 😊) Soldato-armatura: l’armatura lo protegge.  Soldato-battaglia: egli combatte contro i cattivi. Soldato-scudo: per fermare le frecce e i colpi delle lance.  Probabilmente avrò pensato di essere diventata un soldato. Giorno dopo giorno, anno dopo anno ho capito che l’armatura difende il cristiano dagli attacchi del male nella battaglia della vita e lo scudo è un’ulteriore protezione che permette di difendere con coraggio la propria fede. A Lina, in questo giorno, auguro che possa affrontare da buon soldato tutte le prove che la vita le riserverà con la certezza che non sarà mai sola.IMG_0921

61 anni di passione

Come sempre ho provato una grande emozione quando, durante l’azione liturgica del Venerdì Santo, abbiamo vissuto le ultime ore terrene di Gesù e sentito le sue ultime parole sulla croce, poi, quando l’assemblea si è sciolta in silenzio, il borgo di Pucciano, come ogni anno, ha incominciato ad animarsi: bambini, ministranti, giovani vestiti da soldati romani, altri figuranti … di lì a poco avrebbe avuto inizio la processione di Gesù morto. Come ogni anno mi sono fermata all’incrocio tra via Pucciano e via Risorgimento: li ho visti sfilare tutti con il loro passo cadenzato, da Giovanni Battista, il precursore, al popolo che accompagna Gesù al Calvario. Al passaggio di questo mesto corteo i fedeli pregano, si segnano col segno della croce, qualcuno piange. Poi sono arrivate le “storiche” statue del Cristo dalle braccia snodabili e dell’Addolorata, delle quali il prossimo anno si ricorderà il centesimo anniversario dell’arrivo nella “cappella” di San Giovanni e mi hanno fatto tanta tenerezza quei bambini che mandavano baci con la manina, mentre la banda eseguiva meste melodie alternate alle note di “Sono stati i miei peccati, Gesù mio, perdon pietà” . Ogni anno ci si rivede con gli amici dell’infanzia che vivono in altre città, ma inevitabilmente si ricordano tante persone che in passato hanno fatto di tutto affinché questa tradizione diventasse ultrasecolare.

La festa dopo la tempesta

Passata è la tempesta, voglio con Fiocco far festa … 11 anni di amore ❤

La leggenda di Nuceria

Nel corso della mia carriera lavorativa più volte ho avuto la possibilità di incontrare delle scolaresche che, accompagnate dalle maestre, hanno fatto visita agli uffici comunali. La visita di ieri è stata un po’ diversa, perché il gruppo che è arrivato al municipio nel pomeriggio era formato dai fanciulli iscritti al corso di giornalismo. Armati di tablet, cellulari e block notes hanno intervistato me, l’Assessore ai Servizi Sociali e il Sindaco e si sono mostrati curiosi e soprattutto interessati.  A me hanno rivolto giusto una domanda sull’Ufficio dello Stato Civile e poi … tante altre su Nocera Superiore. Mi hanno raccontato che seguono questo blog e la cosa mi ha reso particolarmente felice, perché uno dei miei scopi è proprio quello di far conoscere e amare la nostra Città. Questa notte, ripensando all’incontro con i bambini e in particolare ad una domanda che mi è stata rivolta riguardo alle leggende di Nocera Superiore, mi sono accorta che non ho mai raccontato la leggenda legata al nome Nuceria, per cui la propongo adesso, tratta da notizie di Plutarco, Ughellin, Frezza e Lunadoro , naturalmente liberamente adattate.

Tanto tempo in Toscana viveva un re di nome Pico, che aveva una figlia di nome Nuceria. La donna fu data in moglie al re di Ardea, Evio, ed ebbe in dote il regno del padre. Evio aveva già un figlio che si chiamava Fermo. Nuceria se ne innamorò, ma non fu corrisposta e allora lo uccise. Subito dopo scappò e si rifugiò in Campania. Il marito la cercò inutilmente per vendicarsi, ma poi tornò ad Ardea dove fondò una città alla quale diede il nome del figlio. Anche Pico cercò la figlia e, quando arrivò sul nostro territorio e seppe che era morta, in suo ricordo fece costruire una città alla quale diede il nome di Nuceria.

comune

Svaghi e divertimenti nell’antica Nuceria

Basta fare una passeggiata per i siti archeologici della nostra città per comprendere che la vita nel’antica Nuceria non era molto dissimile da quella di Roma. Proviamo un po’ ad attivare la nostra fantasia e iniziamo una passeggiata virtuale, partendo da Grotti, dove l’andamento curvilineo della strada favorì l’intuizione di Don Matteo Fresa, a quell’epoca Padre Antonio, circa la presenza nel sottosuolo di un Anfiteatro. Se a Nuceria c’era un anfiteatro certamente non potevano mancare i ludi gladiatori di cui ci dà testimonianza Tacito negli Annali a proposito della famosa rissa tra pompeiani e nocerini.  Erano in tanti a seguire questi giochi, un po’ come succede oggi per le partite di calcio, ma anche gli spettacoli a teatro erano molto seguiti. A differenza dell’anfiteatro, che sorgeva in una zona periferica, per evitare che il clamore disturbasse la popolazione, la posizione del teatro era più centrale e chissà quante volte le gradinate furono gremite durante le rappresentazioni! Di sicuro la zona più frequentata della città era quella in cui sorgevano le terme che erano affollate soprattutto nel pomeriggio, quando la gente non rinunciava a passare qualche ora piacevolmente e dove, oltre alle piscine, era possibile trovare biblioteche, palestre, sale per i massaggi e sale in cui si poteva chiacchierare con gli amici o fare una partita a dadi. Gli spazi pubblici, quindi, erano la più vera espressione della vita della città. Probabilmente alle spalle del Battistero sorgeva una grande piazza; in genere in questi spazi si concludevano affari, si incontravano amici, si partecipava a manifestazioni. Dove c’era una piazza non poteva mancare un tempio dedicato ad una divinità pagana e di templi devono essercene stati parecchi, vista la presenza all’interno del Battistero di colonne diverse provenienti da edifici in disuso. Generalmente quando pensiamo ai popoli al tempo dei Romani ci vengono subito in mente gli imperatori, le guerre, le armi,  invece essi ebbero molti svaghi e la loro vita era simile alla nostra più  di quanto potessimo immaginare.

rita a teatro

 

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