C’era una volta lo “struscio”

Dalle nostre parti e in questo periodo il termine “sepolcro” viene utilizzato ancora per indicare quello che si dovrebbe definire “altare della reposizione”, che nel giorno de Giovedì  Santo è destinato ad accogliere le specie eucaristiche consacrate e a conservarle sino al pomeriggio del Venerdì Santo. Un’altra parola ancora in uso in questo  giorno è “o struscio”,  una tradizione che consiste nel visitare i “sepolcri”, ovvero le solenni esposizioni del Santissimo. (secondo un’antica credenza, occorreva fà ‘e ssette chiese, che poi, anno per anno, si sono ridotte a tre),

L’origine del termine “struscio” risale al Settecento napoletano quando  Ferdinando I di Borbone, sull’esempio della Spagna, vietò la circolazione di carrozze, carri e cavalli nei giorni del triduo pasquale e in particolare il giovedì quando la città era presa d’assalto dai fedeli. La calca costringeva le persone a procedere lentamente e a strusciare le suole provocando un rumore detto struscio. Altri, invece, associano lo stesso rumore a quello provocato dallo strusciarsi degli abiti nuovi, ingignati proprio in occasione delle festività pasquali. Di questo struscio parla anche la scrittrice Matilde Serao nella sua opera “La Madonna e i santi” , dove sostiene che esso “ha un’origine tutta musicale, perché viene dal fruscìo che fanno i piedi mollemente smossi e le gonne seriche delle donne”. Tornando ai Sepolcri, essi non hanno nulla a che vedere col camposanto poiché sono altari addobbati a festa in onore dell’Eucaristia, in ricordo dell’Ultima Cena, durante la quale fu istituita.

La Materdomini e le epidemie

Per chi ha fede, la preghiera risulta essere una potentissima arma contro la diffusione del male e in questo periodo di pandemia si sono moltiplicate le invocazioni di aiuto, soprattutto rivolte alla Vergine Maria. Per Nocera Superiore non é una novità. Era il 1837 e a causa del colera “nella nostra Diocesi morirono circa tremila persone. Il Presidio militare di Nocera invocò la Madonna di Materdomini per essere preservato dal morbo e poiché nessun militare ne fu tocco, il Sabato delle Palme di quell’anno, si recò a ringraziarla in Materdomini, offrendole due grossi doppieri d’argento, in appresso adoperati in ogni esposizione. Nuovo voto venne fatto dal Presidio appena apparve il colera del 1854 ed anche stavolta rimase immune. Finita l’epidemia, tutta la truppa col Generale, il 14 ottobre 1854 si condusse al Santuario con le Guardie di onore del re, residenti in Nocera e con le fanfare del 1° e 3° Reggimento fecero grande festa donando alla Madonna un magnifico lampadario d’argento.” (da “Nocera de’ Pagani” di Don Ciro Maria Serio)

Papa Francesco ci consiglia di recitare spesso questa preghiera:

«Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio» Nella presente situazione drammatica, carica di sofferenze e di angosce che attanagliano il mondo intero, ricorriamo a Te, Madre di Dio e Madre nostra, e cerchiamo rifugio sotto la tua protezione. O Vergine Maria, volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi in questa pandemia del coronavirus, e conforta quanti sono smarriti e piangenti per i loro cari morti, sepolti a volte in un modo che ferisce l’anima. Sostieni quanti sono angosciati per le persone ammalate alle quali, per impedire il contagio, non possono stare vicini. Infondi fiducia in chi è in ansia per il futuro incerto e per le conseguenze sull’economia e sul lavoro. Madre di Dio e Madre nostra, implora per noi da Dio, Padre di misericordia, che questa dura prova finisca e che ritorni un orizzonte di speranza e di pace. Come a Cana, intervieni presso il tuo Figlio Divino, chiedendogli di confortare le famiglie dei malati e delle vittime e di aprire il loro cuore alla fiducia. Proteggi i medici, gli infermieri, il personale sanitario, i volontari che in questo periodo di emergenza sono in prima linea e mettono la loro vita a rischio per salvare altre vite. Accompagna la loro eroica fatica e dona loro forza, bontà e salute. Sii accanto a coloro che notte e giorno assistono i malati e ai sacerdoti che, con sollecitudine pastorale e impegno evangelico, cercano di aiutare e sostenere tutti. Vergine Santa, illumina le menti degli uomini e delle donne di scienza, perché trovino giuste soluzioni per vincere questo virus. Assisti i Responsabili delle Nazioni, perché operino con saggezza, sollecitudine e generosità, soccorrendo quanti mancano del necessario per vivere, programmando soluzioni sociali ed economiche con lungimiranza e con spirito di solidarietà. Maria Santissima, tocca le coscienze perché le ingenti somme usate per accrescere e perfezionare gli armamenti siano invece destinate a promuovere adeguati studi per prevenire simili catastrofi in futuro. Madre amatissima, fa’ crescere nel mondo il senso di appartenenza ad un’unica grande famiglia, nella consapevolezza del legame che tutti unisce, perché con spirito fraterno e solidale veniamo in aiuto alle tante povertà e situazioni di miseria. Incoraggia la fermezza nella fede, la perseveranza nel servire, la costanza nel pregare. O Maria, Consolatrice degli afflitti, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati e ottieni che Dio intervenga con la sua mano onnipotente a liberarci da questa terribile epidemia, cosicché la vita possa riprendere in serenità il suo corso normale.

Per essere buoni comunicatori

Dopo tanti silenzio, rieccomi nel giorno della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. In questo mondo in cui ci sentiamo un po’ tutti protagonisti dei processi comunicativi, sia in modo attivo che passivo, questa preghiera di papa Francesco ha molto da insegnarci:

Signore, fa’ di noi strumenti della tua pace.
Facci riconoscere il male che si insinua in una comunicazione che non crea comunione.
Rendici capaci di togliere il veleno dai nostri giudizi.
Aiutaci a parlare degli altri come di fratelli e sorelle.
Tu sei fedele e degno di fiducia; fa’ che le nostre parole siano semi di bene per il mondo:
dove c’è rumore, fa’ che pratichiamo l’ascolto;
dove c’è confusione, fa’ che ispiriamo armonia;
dove c’è ambiguità, fa’ che portiamo chiarezza;
dove c’è esclusione, fa’ che portiamo condivisione;
dove c’è sensazionalismo, fa’ che usiamo sobrietà;
dove c’è superficialità, fa’ che poniamo interrogativi veri;
dove c’è pregiudizio, fa’ che suscitiamo fiducia;
dove c’è aggressività, fa’ che portiamo rispetto;
dove c’è falsità, fa’ che portiamo verità.
Amen.

Natale e decreti

In questo periodo natalizio all’insegna di misure anti-contagio tre parole sono molto ricorrenti: decreto, spostamenti, rispetto delle regole. E’ del 18 dicembre la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto Legge n. 172 che reca ulteriori disposizioni per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del Coronavirus. Li chiamano DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) con una delle tante sigle che mi tormentano (DAD, DAT, ISTAT, AIRE e chi più ne ha più ne metta), ma sempre di decreti si tratta. In essi si parla di spostamenti e di zone (qua puoi andare, là no, niente espatri né rimpatri) e sono continui gli inviti a rispettare le regole. Io mi voglio soffermare su un decreto non recente ma che in un certo senso ha cambiato la storia del mondo: il censimento (anche questo molto discusso) voluto dall’imperatore Cesare Augusto, quando “anche Giuseppe si recò dalla città di Nazareth di Galilea alla città di Davide, chiamata Betlemme, in Giudea, perché egli era della famiglia e discendenza di Davide; salì per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta”  Il rispetto delle regole mise in cammino questa coppia; sarebbe bastata la presenza del capofamiglia che avrebbe dovuto registrare la sua situazione familiare e patrimoniale, ma Maria volle seguire Giuseppe in questo estenuante cammino di 156 Km. E chissà quanti disagi ebbero durante il percorso, per non parlare della ricerca di un posto in cui far nascere Gesù. Come loro, in questo periodo tanto difficile dobbiamo avere fiducia e sperare, impegnandoci a scoprire il significato autentico di questa festa che negli ultimi tempi era stato offuscato in modo eccessivo dal consumismo. Colgo l’occasione per augurare un Vero Natale a tutti quelli che mi seguono.

Ciao Franca

Ha vissuto la Parrocchia come casa accogliente e si avvertiva palesemente il suo attaccamento alla piccola chiesa di Pucciano, che raggiungeva ogni volta che c’era una celebrazione eucaristica. Il 24 ottobre, giorno in cui, durante la visita pastorale, il Vescovo ha incontrato i membri dell’Apostolato della Preghiera, Franca non era presente e da allora non l’ho più vista. Quando ho saputo che si era sentita male, ho sperato che fosse nulla di grave, invece nel giro di pochissimo tempo ci ha lasciati. A causa della situazione Covid non è stato possibile farle neanche una visita e per l’ultimo saluto saremo tutti a Pareti, visto le piccole dimensioni, della “sua” chiesa tanto amata. Sono stati tanti i momenti comunitari vissuti insieme. Dalle foto della pagina “Pucciano Pensieri e Parole” ne ho scelte alcune in cui lei è presente, dal giorno della Comunione (in basso a sinistra nella prima foto) alla sua ultima foto di gruppo dell’Apostolato della Preghiera. Una vita… una vita dedicata alla famiglia e al Signore. Con lei va via un altro pezzo di storia del nostro borgo.

Un compleanno tondo tondo. Auguri, parrocchia mia!

Più di una volta ho avuto modo di scrivere che la mia vita si intreccia con quella della mia parrocchia. Ho vissuto per 28 anni in una casa che nell’antichità era un convento e praticamente era legata alla chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie e a San Giovanni Battista. Avevo poco più di 3 anni quando essa fu eletta a Parrocchia dal Vescovo Mons. Fortunato Zoppas e da allora sono passati 60 anni. Un anniversario rimanda inevitabilmente alla storia e la storia dice che a Pucciano si sono succeduti sei parroci, dopo l’amministrazione del Canonico Francesco Desiderio: Don Salvatore Fernando Faiella, Don Gaetano Marino, Don Alfonso dell’Isola, Don Agostino Santoro. Don Antonio Adinolfi e Don Andrea Amato, sacerdoti che non hanno mai fatto mancare il conforto della celebrazione eucaristica alla comunità ed hanno avuto molta cura delle anime loro affidate. Il Covid-19 ha molto penalizzato questa parrocchia che però è abituata a non perdersi d’animo e oggi voglio ricordare il 60° anniversario della sua elezione, postando 3 collage che ne riassumono i primi anni di vita.

Un gruppo storico

Ogni tanto mi piace annotare in questo blog notizie che mi ritrovo tra le mani durante le mie letture e ricerche. Dal 22 al 25 ottobre c’è stata la visita pastorale e, quando il Vescovo Giuseppe ha incontrato i vari gruppi, abbiamo riferito che quello dell’Apostolato della Preghiera è il gruppo storico della Parrocchia San Giovanni Battista di Pucciano. Se così fosse, ed è così se parliamo di parrocchia, esso é sorto nel 1961, anno della sua elezione. Successivamente ho ricordato che già mia nonna ne faceva parte (ricordo ancora il suo “scapolare”!) ed ho pensato che sicuramente il gruppo é molto più antico ed esisteva già quando, da cappella, apparteneva alla Parrocchia di Santa Maria Maggiore. Come sempre mi sono messa a cercare ed ho trovato la data: era il 20 ottobre 1899 quando a Santa Maria Maggiore si formò l’Associazione dell’Apostolato della Preghiera. La prima in assoluto della nostra Diocesi si era formata il 15 ottobre 1865 per opera dei Padri Redentoristi della Basilica di Sant’Alfonso a Pagani.

19 giugno 2020: Solennità del Sacro Cuore di Gesù

SEMBRA IERI

12 sono i mesi dell’anno, 12 i segni dello zodiaco

12 erano le tribù d’Israele e 12 gli Apostoli di Gesù;

12 erano le tavole nel diritto romano e

12 i cavalieri della tavola rotonda …

Dodici. Dodici anni sono passati ed oggi

è il compleanno del mio “amico” blog.

Si ricomincia

Signore Gesù,
nonostante i miei limiti
le mie paure
e i miei numerosi impegni,
accetto di fare la catechista,
perché tu, lasciando la terra,
hai detto ai tuoi discepoli:
“Andate in tutto il mondo
e predicate il vangelo
a ogni creatura”.
Non ti chiedo di essere capace
di scacciare i demoni,
di guarire i malati,
di prendere in mano serpenti
o di bere veleni
senza subire danni.
Ti chiedo di concedermi
intuito vivace,
fantasia fervida,
parola efficace.
Per farti conoscere al meglio,
e per farti scegliere
come via verità e vita
da coloro
che mi sono affidati.
Questo puoi concedermelo.
Anzi,
se posso permettermelo,
devi concedermelo. (don Tonino Lasconi)

Uno scorcio che affascina

C’è una zona in località Pareti che è definita “sotto i morti” e che attualmente è stata riqualificata, diventando uno degli scorci più suggestivi di Nocera Superiore. Un ricordo molto lontano risalente al periodo della scuola elementare …  una passeggiata a piedi verso Vescovado, noi alunne tutte in fila con la maestra … una grata …  l’immagine di scheletri, teschi ed ossa sparse in un ambiente tetro… Evidentemente ci fu data qualche spiegazione, ma sicuramente l’impressione era stata più forte della curiosità. Durante il periodo universitario, grazie all’esame di Storia delle tradizioni popolari e ad un testo che trattava il culto dei morti nell’Italia Meridionale, venni a conoscenza di alcuni particolari che mi riportarono indietro nel tempo e mi fecero trovare delle risposte a quelle domande che non c’erano mai state. La zona di “sotto i morti” sorge proprio “sotto” l’edificio della Confraternita del SS. Nome di Dio e tanto tempo fa c’era l’usanza di seppellire i confratelli nella cripta con un tipo di sepoltura particolare: le salme venivano deposte nei cosiddetti putridarium, dei colatoi dove restavano fino a quando non si trasformavano in scheletri. Ecco spiegata la presenza di quelle ossa e il significato del nome di questo luogo.

sotto-i-morti

Le comunità di San Bartolomeo apostolo e di San Giovanni Battista, domenica scorsa, hanno dato il benvenuto a Claudio Scisciola, il seminarista che farà con noi parte del suo cammino verso il sacerdozio. In questo luogo, rispettando le misure anticovid, hanno organizzato per lui una bella festa. E’ sempre festa quando un giovane apre il suo animo alla chiamata del Signore.

Signore, la tua Parola lo illumini, il tuo esempio lo conquisti, la tua grazia lo guidi.

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