C’ERANO UNA VOLTA I CORTILI

 

Pucciano (2)Chi non è nato a Pucciano, chi non ha “vissuto” Pucciano, è portato a credere che esso sia una semplice via e non un borgo. In effetto a prima vista appare proprio come una semplice via, tra l’altro anche un po’ scomoda da percorrere per la presenza di odiosi vasoli di porfido … ma non è proprio così, infatti lungo questa strada ci sono numerosi ingressi ad altrettanto numerosi cortili, ciascuno dei quali conserva un pozzo, in latino “puteanus”, da cui sono derivati i nomi “Puteanum”, “Puctianum” o “Pupianum” presenti in antichi documenti conservati presso l’abbazia della SS. Trinità di Cava de’ Tirreni e “Pucciano”. Ho avuto la fortuna di nascere e di crescere in uno di questi cortili, una struttura molto antica che in passato fu un convento annesso alla cappella che attualmente è la chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista. Lì ho vissuto la mia prima esperienza di comunità: si condividevano gioie, dolori, lavori, preghiere… Spesso esso si trasformava in un vero e proprio laboratorio: si cardava la lana, si facevano le cosiddette “bottiglie”, si spuntavano i fagiolini per la fabbrica Sorrentino che sorgeva poco lontano e che dava lavoro a molti abitanti del borgo. Quel cortile diventava anche un laboratorio di preghiera quando vi si recitava il rosario di Materdomini o quando si preparava il “tosello” per accogliere, se pur per qualche minuto, Gesù Sacramentato nel giorno del Corpus Domini. E quante famiglie ci abitavano! Oggi quei cortili ci sono ancora e sono anche abitati, ma appaiono senza vita, simili a condomini amorfi … Per fortuna esistono i ricordi!

cortile

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MANI IN PASTA … DI SALE

salata

In questi giorni a Pucciano si respira un’aria speciale: è festa! E’ la festa di San Giovanni Battista, di cui domani ricorre la memoria liturgica del martirio. La comunità parrocchiale, di sera, si sta ritrovando nella “sua” chiesa a cielo aperto, in quello spazio che era stato sognato per lei che, come per magia, solo in questo periodo dell’anno riesce ad accogliere i suoi fedeli per la recita del rosario e per la celebrazione della santa Messa. Lo stesso spazio ospita pure momenti di aggregazione caratterizzati da musica, balli, animazione e gastronomia, mentre sui bordi dell’ampio parcheggio salatori esperti e non preparano i loro quadri per la salata verticale. E’ una festa senza effetti speciali, senza luminarie né fuochi pirotecnici, è la festa di chi sta cercando di capire ciò che veramente è essenziale per un cristiano. Noi della parrocchia San Giovanni Battista ci siamo e quello a destra in alto è il nostro quadro.

“Nel mezzo del cammin di mia vita”

mamma

Nei mesi scorsi ho pensato a questa giornata come ad una tappa importante della mia vita che dovesse essere festeggiata in modo speciale, poi mi è capitata una cosa strana; più si avvicinava il fatidico 20 agosto e più mi convincevo che in effetti ogni mio compleanno è stato sempre speciale, per cui sarà speciale anche questo sessantesimo anniversario della mia nascita senza andare alla ricerca di effetti che non fossero la presenza dei miei cari e la gioia di stare con loro. E’ strano pensare che da piccola io considerassi “vecchi” i miei nonni già quando avevano superato il mezzo secolo, invece ora che ho raggiunto la cosiddetta “mezza età” non mi sento per niente vecchia e non mi sono sentita tale neanche quando qualche acciacco ha cercato di rallentare il mio ritmo di vita. Negli anni che ho vissuto, ho avuto la possibilità di assistere a tanti cambiamenti della società, mi sono adattata a tanti nuovi stili di vita e, addirittura, sono diventata “tecnologica” (chi l’avrebbe mai detto?!). Custodisco tanto del passato, ma sono ancora pronta a mettermi in gioco, a imparare cose nuove. Sicuramente mi emoziono quando rivedo un vecchio film o quando ascolto le canzoni che hanno caratterizzato la mia adolescenza e la mia giovinezza, ma non disdegno le canzoni di oggi e, specie in questa estate, mi sono ritrovata spesso a canticchiare “Mi fa volare”, nella quale Fabio Rovazzi duetta con Gianni Morandi, un evergreen del quale negli anni passati conoscevo a memoria tutte le canzoni.  Ormai ha inizio questo giorno e non posso fare a meno di rivolgere un pensiero ai miei genitori che mi hanno tanto amato e di ringraziare il Signore per tutti i doni che ho ricevuto: un marito e due figli che mi adorano, due fratelli adorabili, una famiglia unita, un  lavoro e tanta forza d’animo che non mi fa mai abbattere di fronte alle difficoltà.

Materdomini: i festeggiamenti

La festa di Materdomini non appartiene solo a Nocera Superiore, ma all’intera Campania. Oggi probabilmente non abbiamo idea della portata di questo evento nel passato, nonostante esso continui ad attirare un enorme numero di fedeli. Leggendo questo testo del compianto prof. Raffaele Pucci, tratto da  “Nocera. L’album dei ricordi”, possiamo avere una descrizione dettagliata di ciò che,  nel secolo scorso, avveniva intorno alla Basilica della Materdomini.

I preparativi della festa cominciavano il 5 luglio, con funzioni religiose notturne che duravano fino al 5 agosto. Queste funzioni preparatorie avevano grande partecipazione di fedeli della zona. Dal 6 agosto iniziava la Novena, che durava fino al 14 agosto, ed era caratterizzata dalla recita del rosario all’alba e al tramonto. Alle funzioni della recita in chiesa partecipavano i fedeli che giungevano al santuario in piccoli cortei, di solito capeggiati da una persona che recava un quadro o un’immagine della Vergine o della croce. I fedeli lo seguivano intonando canti in onore della Vergine in dialetto, o recitando il rosario, anche in dialetto. Le messe, in chiesa, si celebravano ininterrottamente dalle ore 14 della vigilia (14 agosto) alle 14 del giorno dopo, mentre la notte, tra il 14 e il 15, si aveva il culmine della festa. I fedeli affluivano in gran numero da tutta la Campania e molti passavano la notte in chiesa o sul sagrato, dopo aver suonato e danzato con “tammorre” e nacchere. In Nocera Inferiore, al tramonto del 14 agosto, i carri addobbati con il quadro della Madonna, arricchiti di nastri rosa e celesti e fiori di ogni genere, si fermavano davanti ai bassi a raccogliere i vari personaggi che in pellegrinaggio si recavano alla festa in onore della Vergine di Materdomini di Nocera Superiore. Sui carri prendevano posto donne, giovani e anziane che sedevano anche sui trapuntini del lato destro e sinistro. I carri erano trainati da un cavallo e andavano piano, mentre i pellegrini cantavano la novena alla Madonna. I carri attraversavano tutti i quartieri di Nocera, dal Borgo a Liporta a Capocasale, passando per Sperandei, Capofioccano, Casale del pozzo e Casale nuovo. Ogni carro aveva lo stendardo della propria associazione religiosa. I pellegrini, durante il percorso, alternavano nenie penitenziali a lazzi spesso a doppio senso. Le donne, in questa occasione usavano vestirsi con abiti neri, in onore della Madonna. Dopo un percorso disagiato, finalmente, i carri arrivavano in prossimità del tempio. Vi era una marea di gente che rendeva maleodorante tutto il sacro luogo; nelle strade imperavano anche cattive abitudini (oggi fortunatamente scomparse) come quella considerata quasi rituale di allungare le mani sulle ragazze e di far fracasso, da parte dei ragazzi, con trombe di latta. La folla di fedeli si accalcava all’interno del tempio portando in braccio mazzi di candele votive, mentre il predicatore di turno, dal pulpito, li invitava a pentirsi dei propri peccati. Fuori la chiesa la caciara dei venditori delle bancarelle invitava le folle ad assaggiare ” ‘o pere e ‘o musso”, la famosa palatella con alici e ” ‘mpupata” (pane di forma oblunga e per companatico melanzane sotto aceto piccante condito con olio e aglio e con alici salate), lumachine ” ‘e maruzzielli”, conditi con aglio, prezzemolo e peperoncino piccante, pannocchie arrostite, fette di melone ” ‘e fuoco” (anguria); come dolci c’erano: ” ‘a copeta” (torrone con nocciole invece che mandorle), ” ‘e castagne d ‘o prevete” / castagne secche) e ” ‘e ‘ndriti” (nocciole sgusciate cotte al forno ed infilate a mo’ di rosario). Il vino non era d’uso. Accanto alle bancarelle di giocattoli e dolciumi si svolgeva la fiera di cesti e oggetti di vimini. Il popolo dei pellegrini , dopo aver consumato ” ‘a palatella” e ” ‘a mpupata” si lasciava andare in diaboliche tarantelle e danze intrecciate in un tripudio di estrema carnalità. All’alba del giorno successivo, ripresi gli sbilenchi carri, i pellegrini ritornavano alle loro povere dimore, mentre nuovi fedeli si recavano a venerare la Vergine nera. Molte di queste tradizioni sono sopravvissute al tempo, così che a tutt’oggi, è rimasto vivo nell’animo della gente, l’amore e il culto per la Madonna di Materdomini.

10 agosto 2017: Rosario cantato a Pucciano. rosario

Dove c’è comunità, c’è Chiesa

chiesa

Da sempre la chiesa di Pucciano è stata molto umida e ricordo che anche da piccola mi colpiva il fatto che sul lato destro dell’altare l’intonaco fosse sempre gonfio e pronto a sbriciolarsi. Più volte sono stati effettuati lavori di ristrutturazione ma ogni volta il problema puntualmente si è ripresentato. Nel 1995, dopo essere stata chiusa molti anni in seguito ai danni del terremoto, fu necessaria una lunga serie di interventi, ma anche quella volta,  di lì a poco,  l’umido ricomparve. Probabilmente ogni volta ci si concentrava maggiormente sull’effetto estetico dell’intera struttura, invece, con i lavori che sono iniziati adesso, si cercherà di andare a monte del problema. Intanto per tre mesi saremo senza chiesa e non è la prima volta che succede che la comunità si ritrovi senza una struttura in cui si possa celebrare l’Eucaristia. Negli anni Ottanta, prima che ci fosse assegnato un container,  si celebrò un po’ dappertutto e in modo particolare nella sede dell’associazione cattolica,  invece questa volta non si riusciva a trovare un luogo adatto … poi un bel giorno don Andrea ha deciso di parlare con Mariagrazia che sotto casa sua  ha un garage abbastanza grande e, nel giro di pochi giorni, …. ECCO IL RISULTATO!  Bisogna ringraziare Mariagrazia, il parroco, i volontari che hanno tinteggiato le pareti ,  chi ha pulito,  chi ha dato una mano a sistemare tutto, ma proprio tutto, quello che stava in chiesa, ma soprattutto dobbiamo ringraziare Dio che non abbandona mai i suoi figli. Il Parroco ci ha invitato ad accompagnare con la preghiera questi lavori, ma io sono sicura che, come ogni volta, la comunità collaborerà anche dal punto di vista economico, perchè Pucciano ama la sua chiesa!

Benvenuto!

benvenuto

Ieri Don Andrea mi ha comunicato che la statua del Cuore di Gesù sarà ospite a casa mia per tutto il tempo in cui saranno effettuati i lavori di ristrutturazione della nostra chiesa. Avevo dato la disponibilità, ma non immaginavo che, tra le tante, mi avrebbe fatto portare proprio questa, a cui tengo molto fin da quando ero ragazzina. Ho accolto la notizia con grande gioia e non è stato difficile trovare uno spazio in cui collocarla… e quando starò seduta sulla “mia” poltrona, sarò felice di essere in Sua compagnia.

Santa Maria Maggiore tra storia e leggenda

SANTAMARIAMAGGIORE

Ogni sera, alle ore ventuno, un singolare scampanio, proveniente dalla chiesa di Santa Maria Maggiore, si diffonde per buona parte del territorio di Nocera Superiore. Sapete perché avviene tutto questo? Provo a spiegarvelo, però prima vi racconto una leggenda del XVI sec. che riguarda un’altra chiesa di Santa Maria Maggiore, quella di Roma. Di essa esistono diverse versioni, ma la vicenda più o meno è la stessa. Si narra che una  pastorella  si era smarrita nelle campagne romane e, sopraggiunta la notte, non riuscendo ad orientarsi nel buio, in preda alla paura invocò l’aiuto della Madonna. Proprio in quel momento udì i rintocchi della campana di questa chiesa che le permisero di ritrovare la via di casa. Da allora quella campana fu denominata “la sperduta” e ancora oggi suona per qualche minuto ogni sera, alle ore ventuno, quando ormai è buio, trasmettendo il fascino di antiche tradizioni Vi starete chiedendo: Che nesso c’è tra la “sperduta” e le campane che suonano a Nocera Superiore? Questa volta a venirci incontro non è una leggenda, ma una storia corredata da documenti; uno di questo è lo scritto di Simone Lunadoro eletto vescovo di Nocera il 12 giugno del 1602 da papa Clemente VII, nel quale fa riferimento al fatto che il papa Simmaco, per intercessione del re Teodorico, aveva affidato la diocesi di Nocera a Lorenzo che era stato deposto dal papato in Ravenna l’anno 498. Dello stesso Lorenzo parla il carmelitano fra Elia Maruggi in una lettera indirizzata al mons. Ippolito Francone nella quale sostiene che dopo uno scisma che aveva provocato l’elezione di due pontefici, Simmaco e Lorenzo, e dopo la decisione che il papa dovesse essere Simmaco, questi, per far cosa grata al suo competitore, nominò Lorenzo vescovo di Nocera, chiesa allora ricchissima di rendita, entrate, fortissima e molto potente, il che fu nell’anno del Signore 476. Penso che vi stiate ponendo delle domande … Ebbene, Lorenzo volle per Nocera una chiesa come quella di Roma e fece costruire il complesso monumentale a cui fu dato il nome di Santa Maria Maggiore, quel complesso  del quale ancora oggi conserviamo e possiamo ammirare il Battistero. C’è quindi un legame storico tra la chiesa di Roma e quella di Nocera Superiore e il suono della “sperduta” voluto dal parroco Don Antonio Adinolfi vuole essere un segno di continuità  per noi cristiani del terzo millennio e per Nocera Superiore un invito a prendere coscienza della propria importanza.

Walking in the morning

Mi dicevano sempre: camminare fa bene al corpo e alla mente. Mi spronavano a camminare facendomi notare i vantaggi che si sarebbero potuti avere per la salute e per il benessere generale, ma io ho sempre evitato, trovando tante “scuse”,  finchè un giorno, dopo che durante l’ultimo ritiro spirituale ci è stato chiesto di fare qualcosa di nuovo nella nostra vita e di uscire dai soliti schemi mentali, ho deciso di andare a lavorare a piedi. Il primo giorno ho impiegato circa mezz’ora,  però mi sono accorta che giorno per giorno miglioro in tutti i sensi e poi, camminando, ho la possibilità di osservare, di pregare, di canticchiare. Ricordo quando percorrevo via Roma con mia madre che mi accompagnava dalle suore a San Clemente o quando, appena fidanzata, andavo con Gianni a mangiare un gelato da “Mario”… la solita nostalgica, intanto mi convinco sempre più che “volere è potere”.

via roma

… e,  camminando,  fotografo e mi convinco pure,  sempre più,  che amo la mia Città.

In ritiro

monastero“A che vale vivere la vita senza uno scopo, senza un fine?”, “C’é in noi un qualcosa che ci dice e ci avvicina ad essere superiore a noi stessi e questo qualcosa è la vita stessa che Dio ci ha donato”, “Ciascun uomo deve riflettere sullo “stile di vita”, sui “segni” che meglio si addicano a lui” … Sono solo tre stralci dalla relazione finale di un ritiro che noi giovani facemmo al seminario regionale di Salerno nel lontano 1974  (10 novembre 1974). Spesso don Agostino organizzava per noi questo tipo di incontro e ci ricordava che anche Gesù e San Giovanni si erano ritirati nel deserto prima di iniziare le loro predicazioni. Il ritiro spirituale dà la possibilità ad ognuno di noi di lasciare per un po’ le occupazioni quotidiane per dedicarsi alla propria anima, per porsi delle domande e cercare delle risposte,  lontani dalle distrazioni e dalla agitazioni. Ed è per questo che in occasioni del genere si scelgono luoghi di pace … come ieri, per esempio …  Don Andrea ha scelto per noi Adulti il monastero di Sant’Anna di Nocera Inferiore , centro di religiosità e intensa spiritualità. Eravamo in quindici, alcune eravamo ex giovani di quel 1974 e, riflettendo sulla canzone di Claudio Baglioni “Strada facendo” e sulla chiamata di Abramo in età adulta, ancora una volta ci siamo posti delle domande sulla vita, sulla nostra vita, e sulla possibilità di fare ancora qualcosa per rendere migliore il domani.

aaaaSeminario Salerno

conclusioni

 

trio

in chiesa

Vincoli o sparpagliati (Parte II)

noc

In tanti, in questi ultimi tempi,  stanno facendo sfoggio di citazioni dotte riguardo la storia comune delle due Nocera evidenziando  il “cattivo servizio” fatto da chi aveva richiesto la separazione di una parte di territorio dal Comune di Nocera Corpo e facendo intendere che le motivazioni erano dettate da interessi personali. Per amore della verità voglio condividere  alcuni stralci della lettera che i  41 cittadini del Comune di Nocera Corpo in Principato citeriore, nel 1828,  indirizzarono al Fondo intendenza con la supplica affinchè si “ordinasse che per i villaggi abitati dai supplicanti si formi altro comune distinto e separato concorrendosi il necessario numero delle anime,  perchè in tal modo, oltre che di essere esenti da tanti inconvenienti ed oppressioni che soffrono, verrebbero detti villaggi a fiorire in vantaggio così dei supplicanti medesimi come in vantaggio dei vostri reali interessi“. I motivi di tale lamentela erano del “sentirsi trascurati dal governo del Comune in modo che per essi non si ha verun riguardo cosicchè si veda nel Corpo di detto Comune il pane di buona qualità e nei villaggi abitati dai supplicanti si ha pane da non potersi affatto mangiare“. Si lamentava anche che “il Corpo del Comune è tutto illuminato tanto per la strada consolare che per tutte le strade interne. I supplicanti quantunque soffrano il peso di tale illuminazione, pure non hanno potuto conseguire dal detto Comune qualche lume, che sarebbe stato pur troppo necessario sì per la dovuta sicurezza come pel pessimo stato delle strade“. Mettevano pure in risalto che “i ricorrenti sono nella distanza dal Comune circa tre miglia ed in ogni occasione, in ogni stagione e con ogni tempo sono obbligati di portarsi per trattare i di loro affari presso il Comune in una distanza così considerevole di circa sei miglia tra l’andare e il venire“. I motivi addotti sembrano condivisibili e dettati dall’esigenza di un’autonomia maggiore che consentisse un utilizzo migliore delle finanze comuni. Oggi chi propone la fusione dei due Comuni, secondo me,  dovrebbe rispettare la scelta fatta dai cittadini di allora e al limite riflettere se le negatività  evidenziate nel 1828 siano state strumentalizzate per interessi personali o rispondevano davvero a reali esigenze della comunità. La lettera fu firmata da 41 supplicanti … sono curiosa di sapere il numero di quanti attualmente coltivano “il sogno” di rimettere insieme le due entità e se questo sogno è dettato da interessi personali o da reali esigenze delle attuali comunità.

In conclusione vorrei invitare tutti a concentrarsi per risolvere i problemi attuali e non perdere tempo in sogni e chimere! Accontentiamoci di avere una parte di storia comune, una squadra di calcio comune, una Diocesi in comune … sforziamoci di collaborare affinché il nome delle due Nocera sia conosciuta ed apprezzato a prescindere dalla loro posizione sul livello del mare. E chissà che un giorno, risolti TUTTI i problemi interni, non si possa riprendere il discorso.

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