Il declino di Nuceria

Sfogliando il libro ”Conosci la terra dove fioriscono i ciliegi”, mi sono trovata a leggere un racconto del compianto prof. Raffaele Pucci che mi ha riportato indietro nel tempo, mi ha riportato ai tempi di …

“Sesto Lutazio Varo si levò all’alba, nell’antica casa a fianco alle vecchie Terme, tra la Porta Romana e il Foro. Aveva passato una notte agitata, resa insonne non solo dalla sua vecchia artrite, ma anche da un urgergli improvviso dentro l’animo di pensieri gravi e tristi. Per ore, nel buio del cubicolo, in un silenzio accentuato più che rotto dal canto dei grilli che giungeva incessante dal giardino, si era smarrito in quelle ombre che vedeva addensarsi da ogni parte sulla sua vita e su tutto il suo mondo. Suo figlio Lutaziano era lontano con l’esercito di Stilicone, a presidiare qualche sperduta frontiera minacciata dai Barbari tra il Reno ed il Danubio: suo figlio, l’ultimo della stirpe, un tempo numerosa ed ora ridotta a lui vecchio e a quel giovane che poteva, gli dei non vogliano, non più tornare. E lui qui solo, ad attendere, in una casa semideserta, con pochi servi anziani ed acciaccati come lui, che si affannava a salvare quel che restava dell’antico lustro. E restava ben poco: la casa secolare, un paio di botteghe date a censo fuori porta, sulla via Consolare, e qualche podere mal coltivato per difetto di braccia. E bisognava fare i conti con le avversità del cielo che sembravano infittirsi sul raccolti, col fisco imperiale, sempre più esoso, e con l’esercito che si portava via i figli dei coloni per farne soldati in guerre senza fine. Difficile, anzi, impossibile in tali frangenti per la vecchia aristocrazia, quella dei Lutazi, che orgogliosamente agganciava le sue origini ai padri Sarrasti e agli Etruschi, ben prima che fosse Roma – mantenere con dignità il proprio ruolo nella vita cittadina. Ma poi, quale città? In quell’autunno del mondo anche Nuceria si disfaceva giorno dopo giorno: i monumenti dei padri, gli edifici pubblici, gli acquedotti, andavano uno alla volta in pezzi, come il teatro, malamente restaurato alcuni anni prima ed oggi abbandonato alle erbacce. Le antiche famiglie mancavano dei mezzi per addossarsi, come in passato, questi lavori, per ottenere lode e onori: e i pochi nuovi ricchi eran quasi tutti cristiani, e più che in opere pubbliche preferivano investire in donazioni alla propria Chiesa, per assicurarsi il loro Paradiso. E intanto i grandi templi marmorei degli Dei di Roma erano chiusi per editto imperiale e quotidianamente eran saccheggiati senza che alcuno intervenisse … “

Lasciamo Sesto Lutazio Varo che, dopo essersi inoltrato nel Foro deserto, che a quell’ora gli sembrò ancora più squallido del solito, raggiungerà un suo amico, il vecchio Euticheto per fare con lui una passeggiata in montagna …  Ormai le tavole bronzee e marmoree ricordavano eventi e attori d’un passato senza ritorno ma lui da quella montagna guardando in lontananza il Vesuvio esclamò: “Potrai distruggere la città, se essa non morirà prima da sé: ma non questa montagna e queste selve rinascenti a ogni primavera. E finché esse esisteranno, Nuceria rinascerà da ogni distruzione e vivrà nei secoli”

Necropoli_Pizzone.jpg

 

 

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